Oltre lo stile reportage: la street photography applicata al matrimonio.

Una storia del fotogiornalismo di matrimonio.
Mescolare generi fotografici tanto differenti: si può?

La street photography

Presto o tardi, nella vostra vita, sentirete parlare di street photography.
Senza dilungarci troppo, proviamo, per chi non conoscesse il genere o ne avesse un'idea confusa, a elencarne alcuni tratti caratteristici. Quelli che, almeno secondo la scuola di pensiero contemporanea, caratterizzano la "buona" street: quella dei festival dedicati, quella che vince concorsi e viene esposta, quella che richiama alla mente la storia della fotografia scattata per strada sin dai primi decenni del secolo scorso. Compito arduo a parole... sicuramente ci aiuterà qualche esempio illustre.

 Henri Cartier-Bresson, 1932

Henri Cartier-Bresson, 1932

L’elogio della casualità.

La buona street, come il buon reportage è innanzitutto fotografia rubata. In altri termini: fotografia spontaneanon posatanon costruita a tavolino. Nella buona street photography non ci sono attori, modelli o passanti a cui viene chiesto di fare qualcosa, bensì la buona street si nutre della ricchezza della casualità. Spesso ritrae situazioni rare o curiose, utilizza l’agire dei soggetti per rivelarne la personalità o un tratto psicologico caratteristico, o ancora denunciare una realtà diffusa di cui quel personaggio si fa esempio. Altre volte sfrutta la geometria della composizione per suscitare ironia, simpatia o paradosso.

 Martin Parr, 1985

Martin Parr, 1985

 Elliott Erwitt, 2000

Elliott Erwitt, 2000

 Martin Parr, 1999

Martin Parr, 1999

A volte è proprio la complessità della scena, la molteplicità dei soggetti e la maestria dell’autore nel sincronizzarne azioni e presenza in una composizione perfetta, a rendere “buona” (ovvero dannatamente speciale) una fotografia.

 Alex Webb, 1996.

Alex Webb, 1996.

 Gianni Berengo-Gardin, 1960.

Gianni Berengo-Gardin, 1960.

Capita, in molti di questi casi, che la foto riesca a far compiere allo sguardo dell’osservatore un vero e proprio viaggio, spesso circolare, ripetuto e attivamente curioso.

 David Alan Harvey, 1998.

David Alan Harvey, 1998.

Per quanto il soggetto umano sia spesso protagonista della street photography, non è sempre necessario, non è “conditio sine qua non”. A volte a stimolare lo sguardo è una combinazione di dettagli puramente geometrici.

 Lee Friedlander, 1971

Lee Friedlander, 1971

Quanti di voi, passeggiando, avrebbero notato la nuvola fare da cappello al segnale stradale?

 Siegfried Hansen, 2007

Siegfried Hansen, 2007

  Josef Koudelka, 1987

 Josef Koudelka, 1987

Complicità o sorpresa?

La buona riuscita di una foto street, che abbiamo detto ha come requisito la spontaneità, può prescindere addirittura dall’inconsapevolezza del soggetto di essere ripreso. Nessuna regola ferrea vieta infatti che un soggetto si “accorga” del fotografo. Nella street photography però, non si tratta di complicità, ma di sorpresa. Uno sguardo in camera può rafforzare l’opera, andare in contrasto con eventuali altri soggetti inconsapevoli e “bucare” quel velo che separa lo spettatore dalla scena, conferendo tridimensionalità, interattività e “dialogo” alla fotografia.

 William Klein, 1968

William Klein, 1968

 Garry Winogrand, 1969

Garry Winogrand, 1969

 Alex Liverani, 2015

Alex Liverani, 2015

  Rene Burri, 1961

 Rene Burri, 1961

Il reportage di Matrimonio.

Se leggendo fin qui, ma soprattutto guardando (e spero ri-guardando) alcune di queste foto vi si è mosso qualcosa tra cuore e pancia, possiamo andare avanti.

L’accezione più comune che oggi si da al reportage di matrimonio è quella di “racconto della giornata del matrimonio”. Un set di foto che parlano del giorno delle nozze, troppo spesso senza tenere in considerazione elementi quali la spontaneità, la non-invasività del fotografo e la sua estraneità ai fatti.

Da quando le coppie si sono ribellate alle imposizioni messe in opera da dispotici fotografi del passato, i quali gestivano per intero la postura e le azioni dei malcapitati sposi durante tutto il lieto giorno, e hanno iniziato a chiedere spontaneitàdiscrezione, “no pose” e museruola per i fotografi… immediatamente, per ovvie ragioni commerciali, i suddetti despoti hanno iniziato a travestirsi da reportagisti.

Lo “stile reportage” è comparso a grandi lettere nelle vetrine impolverate delle vetuste botteghe e ha iniziato ad appartenere alla bocca di tutti, senza sapere come onorarne il significato o, peggio, pugnalandolo alle spalle consapevolmente. Qualcuno ha vinto anche concorsi mettendo in scena situazioni costruite, fatte passare per spontanee e chiamandole reportage. In una caotica giungla di apparenze, le coppie si sono ritrovate a scegliere, ingenuamente, vecchi despoti sapientemente mascherati da moderni reporter! Quello che accadeva poi il giorno delle nozze è turpe alla narrazione e non ci dilungheremo con orrendi aneddoti.

 

La natura documentaristica del reportage.

Il termine reportage è passato quindi dal giornalismo all’ambito matrimoniale, perdendo la cosa più importante: la natura di documento. L’essere uno sguardo sugli accadimenti anziché esserne i registi. In una parola: l’onestà.

Questo preambolo per dire: il vero reportage di matrimonio non è uno stile, non è uno stilema, ma è reportage e basta! Fotografia di un accadimento. Fotogiornalismo di Matrimonio. Il vero fotografo di Matrimonio “in stile reportage” è quello che se vi fate trovare truccate quando arriva a casa, non vi chiede di ri-fare il trucco per finta! Non chiede di ripetere un sorriso che avete fatto, uno sguardo, un gesto. Non dice mai “ti do io il via”. Non interviene su quello che succede, ma valorizza la casualità. Vi ricorda qualcosa?

 

Mettere insieme i pezzi.

Se per fare del buon reportage basta un approccio onesto, la corretta discrezione, ed essere sufficientemente lucidi (perché quello che accade lo fa rapidamente e non si ripete), applicare invece il tipo di ricerca di cui abbiamo parlato sopra (street) alla fotografia di matrimonio presuppone qualcosina in più.
Al di là del lato tecnico, che è sotto gli occhi di tutti (strumenti e grammatica), la ricerca di assonanze visive, di soggetti molteplici, di una struttura della scena stratificatacomplessainteragente, richiede invece un cambio di visione, un cambio di percezione dell’accadimento in corso. Richiede che l’osservazione diventi, da passiva (evento -> osservatore), necessariamente attiva, perché orientata a relazionare i soggetti tra loro, ambiente incluso.

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2017

Alessandro Avenali, 2017

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

 Alessandro Avenali, 2016

Alessandro Avenali, 2016

Vi interessa l’argomento Street Photography & Wedding Reportage?
Ditemelo con una mail: alessandroavenali@gmail.com.